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In quest’opera, pubblicata dal Bruno nel 1584 e che appartiene con la “Cena delle ceneri” e “De l’infinito universo et mondi” alla trilogia dei grandi dialoghi metafisici scritti in italiano, il filosofo espone nel modo più esauriente la sua concezione realistica della realtà. Eliminata ogni trascendenza, Dio è concepito come la natura stessa, intesa come infinita potenzialità e infinita attualità, come natura naturans e natura naturata, “vera essenza de l’essere tutto”. Una è la sostanza che genera ogni aspetto della realtà, uno è lo Spirito artefice, principio di ogni cosa, infinita forza vitale. Ma l’Essere non è soltanto in sé, è anche in quanto conosciuto e moralmente valutato e diviene quindi il Vero nella conoscenza e Bene nella valutazione morale, generando nell’uomo che lo contempla “eccellenza della propria umanitate”.
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